LUIGI

Di Andrea Pauletto


 

 

Luigi va pazzo per il gelato. Cioccolato e fragola. Sempre. Gusti semplici, quasi banali, ma così, insieme, sono una bomba. Perfetti per stare l’uno accanto all’altra. Il cioccolato, scuro, forte, importante; la fragola, luminosa, leggera, fresca. Un connubio perfetto. Luigi adora il gelato.

Due euro. La serenità di Luigi costa solo due euro. Un cono enorme. Gustoso e fresco. Due semplici gusti per affrontare la giornata.

Sabato mattina, il sole alto e potente in mezzo al cielo illumina il paese, piccolo ma affollato; anziani che vanno a messa, madri e padri che fanno la spesa, bambini che giocano, cani che ringhiano e gatti codardi che saltano tra una strada e l’altra sperando di non essere azzannati.

Un piccolo uomo invece, solo, calmo e sereno si gusta a cavallo della propria bicicletta l’enorme gelato settimanale. Una sola, ma intensa, volta a settimana. Queste sono le regole. Regole che devono essere rispettate, non si sgarra. Una volta a settimana il connubio cioccolato e fragola, due volte a settimana la piscina che è, e rimarrà sempre importantissima, per la schiena, i muscoli e i polmoni ed invece tre ore al giorno, ovviamente, per i compiti. Cosa che a Luigi non dispiace. Li fa sempre da solo, nessuno lo aiuta, ama l’indipendenza… vietato chiedere aiuto in casa di Luigi. Anche questa è una regola. Non si sgarra! Il padre, Carlo, fissa le regole, la madre, Caterina si assicura che siano rispettate, sempre. Carlo e Caterina sono grandi lavoratori e pretendono ordine e disciplina nella loro semplice ma curatissima villetta alle porte del paese. E’ la prima casa, sulla destra, proprio dopo la curva c’ è una collinetta sulla quale è poggiata la piccola casa, una collinetta curatissima, l’erba è ovviamente tosata minuziosamente, all’inglese. La casa è dipinta di un rosa acceso e porte e finestre, serrande e quant’altro sono di colore bianco, bianchissimo come le nuvole che riempiono il cielo di questo sabato splendente.

E’ tardi Luigi finito il gelato deve pedalare velocissimo verso casa ed aiutare la madre ad apparecchiare la tavola. La casa è vicina, in fondo alla via. Deve fare presto prima che torni Carlo, il padre, dal lavoro. Sarebbe molto fastidioso non trovare il figlio a casa che aiuta Caterina, la moglie. Carlo è un uomo preciso. Sia a pranzo che a cena tutti devono essere insieme, uniti, aiutarsi e godere di quello che ogni giorno per fortuna offre il frigorifero. E’ alto quasi due metri, fisicamente enorme, capelli neri, nerissimi, corvini, sguardo serio ed occhi color nocciola. A Carlo basta uno sguardo per farsi capire. Non parla molto. Non è socievole in casa… l’unica cosa che gli importa è che siano rispettate le regole. Poche ma buone. Caterina invece è una donna simpatica, estroversa ed estremamente socievole. E’ impulsiva, passionale e sincera quanto basta per essere apprezzata da tutte le donne del paese. Di aspetto gradevole e frizzante, capelli biondi, occhi verdi, sorriso smagliante e viso quasi tutti i giorni dipinto alla perfezione, Luigi chiama il suo viso, il mio quadro preferito. Si trucca molto ma non è mai volgare. E’ l’esatto contrario del padre. Gli opposti si attraggono, si dice. Sono una coppia particolare, affascinante, un uomo e una donna estremamente legati da una comune voglia di precisione che secondo loro è fondamentale per condurre una vita sana e senza rischi.

Luigi ce l’ha fatta! Fortunatamente il padre non è ancora arrivato. Saluta la madre e prepara con cura la tavola per il pranzo. E’ ordinato e preciso. Tutto al posto giusto. Bicchieri passati due volte nell’acqua, asciugati senza lasciare aloni, posate per prima e seconda portata e tovaglioli piegati alla perfezione. Tutto è pronto!

Carlo entra. E’ stanco ed affamato. Saluta tutti, posa il cappotto e si accomoda a tavola. Caterina dopo due ore passate ai fornelli finalmente può tranquillamente gustare ciò che ha preparato con cura. Luigi invece, imbarazzato, chiede il permesso di allontanarsi dieci minuti, dice di essersi dimenticato qualcosa nella sua stanza. La madre come sempre è preoccupata. E’ da un po’ di tempo che Luigi si comporta così. Se ne va nella sua stanza, chiude a chiave e passa in solitudine dieci minuti. Poi con tutta calma e sguardo basso, torna a tavola e continua il pranzo come se niente fosse. Questo però non va bene. Carlo anche è preoccupato, ma ora è troppo stanco per discutere. La madre fissa insistentemente il padre, vorrebbe dire qualcosa ma rimane in silenzio. Carlo se ne accorge, ma è stanco ed affamato, ha tutto, tranne che voglia di parlare. Luigi con lo sguardo basso continua a mangiare. Tutti mangiano, tranne la madre che tesissima fissa Luigi ed il padre. L’ aria si fa pesante. C’ è tensione, si sente, è un silenzio rumoroso quello che riempie la piccola villetta rosa alle porte del paese.

Caterina muove lentamente la mano come per afferrare la bottiglia dell’acqua. Luigi piano, piano volge il suo sguardo, con imbarazzo verso la madre, Carlo continua, come se nulla fosse, a mangiare. La mano ha quasi raggiunto la bottiglia, manca poco, eccola. La presa è potente, la mano di Caterina stringe con forza, trema tutta, ma riesce ad alzarla dalla tavola e ad avvicinarla a sé. Forse ha sete. No! La bottiglia cade a terra! Si rompe in mille pezzi! Mamma non sta bene. Anche Papà ora non sta più tanto bene. Smette di mangiare e rivolge il suo sguardo verso di lei. –Ancora? Non ne posso più! –  Luigi si nasconde il viso tra le mani, anche lui è stanco. – Qual’ è il problema? – Dice mamma. Puzza da fare schifo. Il suo alito è pesante. Vino e sambuca. Tutta la mattina. Anche ai fornelli. Però le regole sono regole! Il piccolo uomo, Luigi, il sabato ha diritto al suo gelato. Caterina, invece, lo stesso giorno ha diritto alla sua consistente dose di alcool. Proprio così. Ora è furiosa si lamenta, anche lei dice che è stanca, che non ne può più. Il silenzio regna a tavola, nessuno parla, tutti zitti; non ne può più! Carlo di scatto rovescia completamente sulla tavola la pirofila che contiene gli spaghetti. E’ furioso. Ora parla. Ha smesso di mangiare solamente. La sua voce si fa sempre più potente. Si è anche alzato dalla sedia e con rabbia si scaglia verso Caterina, sono testa a testa. Lei piange, completamente ubriaca cerca di abbracciarlo, ma lui con forza circonda il viso di lei con le mani, come per strizzarle la faccia.

Luigi è spaventato non sa cosa fare, non riesce nemmeno ad alzarsi da tavola. Ha paura che papà faccia male a mamma. Ha paura e piange. Ci sono delle regole. A tavola deve, sempre rimanere seduto, composto, fino a che il pasto non è finito! Finito come sua madre. Sul pavimento della cucina, ubriaca e percossa dal grande e grosso Carlo che con rabbia e passo deciso esce di casa, dalla porta principale.

E’ sabato sono le tredici in punto. Il pranzo è finito. Come tutti i sabati, sul pavimento con mamma. E Luigi come tutti i sabati ha un appuntamento, nella sua stanza, dieci minuti… con se stesso, la sua mente ed il suo… cazzo!

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