BINDA (Seconda puntata)

Di Andrea Pauletto


Rotta. Spezzata come fosse un fragile fuscello d’erba. La catenella del lercio, incrostato e unto cesso gli è rimasta nella grassa e pelosa mano da picchiatore. Per questa volta il piscio presente nella tazza non verrà spazzato via dall’acqua pulita attraverso le condutture che portano direttamente all’interno della fogna del paese. Non c’è problema. L’addetto alle pulizie provvederà a chiamare l’idraulico. Ogni mercoledì pomeriggio una delle antiche catenelle sciacqua/piscio si adagia rotta nella mano dello sfortunato incontinente di turno. Anche la sua fronte, come quella dei curiosi pischelli, suda. Senza sosta. Sarebbe meglio cercare il fazzoletto di stoffa nella tasca dei larghi jeans per tamponare la fronte e evitare di uscire dal bagno con il volto impiastrato di acido e acqua. Gli amici e colleghi bevitori potrebbero preoccuparsi. Pensare male. Chiedere. Fare domande inopportune. Essere… invadenti. Questo non deve succedere. Se c’è una cosa che non sopporta è l’invadenza altrui. Fazzoletto trovato e velocemente estratto. Due potenti tamponate ripuliscono l’inquietante viso. Catenella posata con dolcezza sul bordo del lavandino. Un respiro profondo e… forza e coraggio. Non puoi permetterti di apparire di fronte al “pubblico” sudato e pallido! Fatti forza non è nulla. Sei il Re. Unico e solo Binda! Da lontano uno strano, stranissimo personaggio dice cose… strane come lui. Sembrano urla, farneticazioni di un essere instabile. Cos’è un pazzo, una malata creatura venuta in questo piccolo paese di anime che si fanno tutto tranne i cazzi propri, per ristabilire l’ordine morale? Se fosse un alieno sarebbe atterrato in via Giovanni Da Sovico con la sua astronave. Ma un’astronave non ha. Forse sta galoppando in sella a un temibile cavallo nero pece. No. Lo zoccolio equino non si sente, farebbero un sacco di casino gli zoccoli. La voce si fa sempre più vicina. Si riescono, ora, a percepire le parole. Sono scandite con convinzione e forza. Potentissime vengono sferrate contro i timpani di tutta la popolazione in questo pomeriggio infuocato di fine giugno! Ordine morale e ferree regole escono dalla sua bocca per essere seguite da tutti noi. “Viva la fica! E se il mondo si rivolta; viva la fica un’altra volta!” E’ uscito! Ancora tra noi civili è tornato. Onore a te, Franco Cobra, detto Serpe. La luce del mattino ti ha aperto gli occhi, ma tu, affaticato dalla notte movimentata a causa dei festeggiamenti per il ritorno in paese, sei riuscito con coraggio ad affrontare il risciacquo mattutino. Dopo due anni passati in raccoglimento, pieno e inondato da siderali solitudini, hai affrontato con audacia il vecchio bagno di casa tua. Sporco, unto, polveroso ma familiare. Aperto ad ogni tuo vizio e piacere. Sgrassati. Disintegra le impurità che infestano il tuo corpo saldo e nervoso. Agguanta con decisione il tuo scalpo e trasforma in brillante palla da biliardo la tua testa. I tuoi capelli lunghi da eremita e derelitto finiranno uccisi nel lurido cesso. Taglia, a fondo. Lava e strofina anima e corpo con prodotti di fine utilità. Tua madre li ha acquistati in Piazza Frette, nel piccolo supermercato del paese. Rendi onore alla tua sempre vicina famiglia. Lavati!

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