BINDA (Prima puntata)

Di Andrea Pauletto


Saab grigia del 1978, ultimo modello, ammaccata quasi dappertutto. All’interno ci sono fogli e foglietti di giornale che coprono i sedili quasi per intero, forse il suo cane si è divertito a strappare il tessuto degli interni. Non riusciamo a capire io e il pelato. Anche i vetri sono parecchio sporchi, dall’interno, uno spettacolo inguardabile, è tutto così lercio. Il pelato dice “E’ sua, è sua. Per forza, di chi deve essere?” Probabilmente ha ragione. Sono ormai due giorni che siamo appostati qui. Nessuno però sembra avvicinarsi alla lercia autovettura. Nessuno la apre, nessuno la guarda, nessun ladro cerca di rubarla. La gente ha paura. Noi no, siamo curiosi, vogliamo sapere e scoprire. Siamo vicini, vicinissimi. Al Bar, quel Bar… punto di ritrovo di gente strana. Decidiamo di toccare con mano il dubbio. Facciamoci forza e cerchiamo di varcare la soglia del locale. I vecchi del paese lo chiamano Popolo. Nome curioso. Popolo! “Perché Popolo?” Chiedo al pelato. Lui sa sempre tutto. “E’ il bar dei comunisti!” Dice. “Ci vanno solo loro. E’ pericoloso. Lo hanno fondato nel 1938 un gruppo di sovversivi di sinistra. Nemmeno le camice nere con manganelli e decreti sono riusciti a chiuderlo. Sono potentissimi!” Dino Capra sorseggia con calma ricercata il suo secondo e freschissimo Campari con ghiaccio e vino bianco. “Grazie bella! Questo va giù meglio del primo che mi hai fatto!” Sussurra nell’orecchio della barista dai capelli lunghi, ricci e crespi. Quando vuole fare un complimento le chiede sempre di farselo dire nell’orecchio. E’ una strana abitudine, ma lei glielo permette tutte le volte con il sorriso dipinto sul volto, come potrebbe negargliela quella curiosa abitudine, è il miglior cliente del Bar, Dino. Tutti i pomeriggi di tutti i santi giorni la sua massiccia presenza varca la soglia del Popolo. “Buona giornata a tutti, mi sento stanco, Campari! Ho bisogno di Campari spruzzato al vino bianco, Lisa tesoro mio spruzza un po’ di broda nel bicchiere!” E’ fatto così il Dino Capra. Vuole tutto e subito. In fondo cosa chiede!? Relax e sostanze alcooliche che possano distrarre la sua mente dalle assillanti preoccupazioni di tutti i giorni. Preoccupazioni che vengono in parte soffocate nella sua testa da un incontenibile ammasso di lunghi capelli bianco/grigi a stento raccolti da un enorme elastico nero. Da lontano pare abbia un selvaggio cavallo bianco galoppante sopra il cranio. “Sono così potenti i comunisti?” Chiedo al mio amico pelato. “Oh, tu non puoi rendertene conto. Quel posto è sopravvissuto alla guerra. Dicono che di nascosto ci andava anche Mussolini, di notte, quando era in chimica. Si vestiva pesante con cappello e occhiali scuri, neri. Era l’unico Bar aperto anche di notte. Il Duce, dicono venisse qui in paese da una delle sue amanti. Bevevano, chiavavano, camoglio, fame chimica e bum… nella tana del lupo!” “Ma non lo riconoscevano?” Dico io. “Cazzo di domande fai? Non lo so, mica c’ero.” In realtà lo storico proprietario del popolo conosceva eccome il Duce. Chiudeva un occhio però. Era un buon cliente. Come Dino, beveva, mangiava, spendeva e si faceva i cazzi suoi. Gli unici che davano fastidio erano qualche stupida e incosciente giovane camicia nera e la concorrenza del Bar vicino, I Combattenti. Frequentatissimo da imprenditori agricoli ed ex soldati della prima guerra mondiale, ormai quarantenni alcolizzati, delusi dalla patria e morfinomani. Tutte le sere scoppiava la rissa ai Combattenti! Urla, pugni, schiaffi, calci, accoltellamenti guidati più che dalla ragione, dal delirio della astinenza da morfina. Satana in quel Bar veniva chiamato in un altro modo. Droga. Non riusciamo a muoverci! Le gambe nostre sono come bloccate. La voglia di entrare nel locale dell’impossibile è forte, molto, ma l’emozione ci ha come congelato gli arti. Proprio ora!? Siamo vicini, è due giorni che aspettiamo di incontrarlo. Di vederlo. Guardarlo, toccare con mano e occhi il mito. Cosa si nasconde dietro il mistero della sua immensa e sacra persona? Io e il pelato ci guardiamo fissi. L’uno attende che l’altro si muova per primo. Il sudore ci riempie il viso come fossimo due fontane di acqua oligominerale. Le mani mantengono i nostri corpi eretti poggiandosi su uno dei cedri che infestano la via adiacente il locale. Riusciamo a vedere in parte all’interno del Popolo quello che succede e sentiamo leggermente il vociare dei clienti poggiati al bancone. Non riusciamo, però, sudatissimi ad assicurarci che lui sia ancora di fronte alla barista Lisa. La mia vista è debole ora che cerco di liberare le gambe dalla paura. Il pelato è messo peggio. Ride. Incredibile. Spettacolo spaventoso! Io piango affaticato pieno di voglia di libertà e lui? Ride! Mentre il Dino Capra si allontana dal bancone per andare al cesso a fare chissà cosa, dopo aver consumato il secondo Campari, Lisa la barista dai lunghi capelli ricci e crespi, spruzza alcoolici nei bicchieri della curiosa clientela. Non sarebbe difficile per nessuno fare quello che fa lei… ma solo in apparenza. La spruzzata è controllata alla perfezione, ci vuole tecnica, esperienza e velocità per far sì che nessuno si lamenti. Ci fosse stato un semplice barista uscito dalla scuola alberghiera avrebbe fatto casini. La spruzzata avrebbe macchiato la camicia dell’alcolista irrimediabilmente provocando rabbia, confusione e il professionista di turno sarebbe finito con il viso sotto i piedi del cliente. Lisa con i suoi occhi azzurro cielo e le mani tozze e arrossate dal lavoro manuale non è una semplice professionista, bensì un’artista, amata, desiderata e rispettata compagna delle più profonde e oscure angosce e problematiche del tipico alcolista di paese.

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