LO SCHIFO

Di Andrea Pauletto


Nulla si avvicina allo schifo quanto un ammasso di cibo e alcool poggiato su di una figura costruita pazientemente grazie ad ore e ore di palestra. Vinco la tentazione di versare nel mio immacolato calice altro vino. La mia mano trema indecisa puntando la bottiglia, ma il cervello dominante e consapevole del potenziale danno che potrebbe arrecare il gesto, sbraita attraverso il sistema nervoso, -Basta. Ferma. Immobile!- Vicinissima al peccato si blocca di colpo e torna al proprio posto. Spossata dall’indecisione, ma serena e soddisfatta, torna a poggiarsi sulla mia spoglia coscia destra. Oggi non è cosa. Già ho esagerato con il condimento di olio sull’insalata. Può passare. L’alcool no! Non posso permetterlo. Qualcuno si è accorto della piccola battaglia che si è appena conclusa all’interno della mia mente. Il tavolo accanto. Con la coda dell’occhio riesco a vederli quasi per intero. Fissano; me. I loro occhi sbarrati e credo, vuoti, me li sento addosso. Come avverto il loro odore. Aspro e pesante. Mi volto e li vedo bene in faccia. Due stronzi!

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