GESU’

Di Andrea Pauletto


Gesù Cristo. Appeso. Lassù. Croce di legno antico, saldo, consistente. Povere mani, nervose, forti, tenaglie di lavoratore. Lavora tutti i giorni e tutto il giorno quello stesso legno che imprigionerà il suo corpo. Gliele inchioderanno le mani! I palmi all’infuori verso il popolo, il dorso di esse incollato al legno della grezza croce che dovrebbe ingabbiare, secondo loro, l’anima, mente, cuore, dignità di giovane lavoratore.
Tutti i giorni, tutte le mattine, sveglia presto; se non all’alba, poco dopo. Lavaggio facciale, risciacquo orale, nettezza ascellare. Tutto questo grazie alla presenza dell’acqua santa e limpida proveniente dalla nuova tinozza fabbricata pochi giorni prima da lui, giovane falegname. Una incantevole e ben lavorata grossa conchiglia fatta di quel materiale prezioso che viene lavorato ogni santo giorno.
A quest’ora del mattino l’ acqua contenuta nella tinozza sembra fatta di legno. Sì, è… legnosa. Dura, pesante, difficile da sopportare. Quasi spezza le ossa tanto è fredda.
Il fuoco del piccolo camino della dimora del giovane si è spento da un pezzo. L’aria e il vento rigido della notte hanno conquistato ogni angolo dell’alloggio. Alzarsi dal giaciglio pare quasi impossibile in queste condizioni. Il giovane, forte, impavido, determinato, riesce sempre. Sua madre in una stanza adiacente dorme ancora, non si sveglierà che un’abbondante ora dopo; ma è stata lei che ha lasciato la sera prima il recipiente pronto per essere usato. Tutti i giorni, tutte le sere, prepara. Si assicura che il risveglio del figlio sia accompagnato da acqua, pane e latte di capra fresco, profumato, intenso, immolato al consumo mattutino dell’instancabile lavoratore.
La pelle della donna è incredibilmente incontaminata, lattea!
Proprio come il ristoratore liquido bianco che Gesù, suo figlio, sorseggia tutte le mattine con gusto.
Maria.
La chiamano così. Attenta, dolce, laboriosa madre. Decisa, energica, acuta donna di casa. Maria! Madre fiera del manovale più efficiente della provincia.
Il risveglio è leggero, come quello di una piccola creatura che si appresta a scoprire le bellezze e brutture di un mondo non ancora conosciuto. Il corpo riposato non fatica ad alzarsi dalla culla di Signora. Possiede ancora il vigore di una giovincella. Gli impegni, già dalle sette e trenta, le invadono la mente. Gambe e braccia sono mosse dall’orgoglio e voglia di vedere ancora, e ancora, e ancora, il suo pargolo cresciuto e addestrato alla perfezione. Schiena diritta, petto in fuori, piedi ben piantati nel terreno, gambe salde, armi in mano!
Potenti, veloci come pugni nello stomaco questi cinque comandamenti si ripetono ogni dì nella testa di Gesù.
Il sudore allaga il corpo come fosse un orto assetato. Ogni poro della pelle si riempie di acqua salata minuto dopo minuto. Ora dopo ora.
Batti!
Materiale grezzo.
Batti!
Forma indefinita.
Batti!
Potenziale opera meravigliosa.
Batti!
La consegna si avvicina.
Batti!
Senza sosta. Non fermarti.
Senti!
Schiena. Petto. Gambe.
Mani che… tenaglie di Dio Padre, stringono armi precise e fabbricate sapientemente affinché costruiscano ciò che i ricchi signori di città potranno utilizzare per semplice uso domestico, senza nemmeno lontanamente immaginare quanta sofferenza e sacrificio si nasconde dietro le ali della loro fabbricazione.
Schiena, diritta come tronco di pino sorregge l’insistente e pesante battere di ferro contro legno.
Petto, teso, gonfio e fiero, permette alle mani di avvinghiare con sicurezza e tenacia le armi di operaio.
Gambe sode e gagliarde sostengono gli immani sforzi del lavoro giornaliero che durerà fino a tarda sera.
Righe, martelli, trapani, pialle e piallette, innumerevoli assi e forme di legno infestano la casa-laboratorio costruita dal padre mastro falegname ormai deceduto, Giuseppe.
Giuseppe! Giuseppe!
Ogni mattina appena sveglio, il giovane, sente ripetere all’interno della sua mente le precise e potenti parole del padre.
“Svegliati, Cristo.”
“Tu ora, uomo, dovrai stringere martelli e pialle e fabbricare ciò di cui il popolo e i ricchi signori hanno bisogno. Seggiole e seggiolini sui quali accomodarsi senza aver paura che si spezzino da un momento all’altro. Tavoli e tavolate sulle quali poggiare bevande e cibo che saranno consumati con foga o con tranquillità. Mensole e ripiani che accoglieranno ricordi, pergamene, documenti, oggetti sacri e quant’altro. Impegnati, affinché il tuo sonno non sia turbato durante la notte da demoniaci pensieri che possano deviare la tua mente.”
“Tuo ora, il compito di saziare te stesso e il corpo di tua madre affinché siate giorno dopo giorno lucidi e in salute di modo che possiate adempiere con energia ai vostri doveri di cittadini laboriosi servi del dovere. Chinatevi e ringraziate la vita e tutto ciò che vi sta offrendo. Il pane che la mattina, fresco, varca la soglia della piccola abitazione. L’acqua, anche se gelida, con la quale vi rinfrescate gola e labbra e che con il nascere del sole pulisce e rigenera la vostra stanca ma resistente carne. La meravigliosa e frizzante capra che con il suo nettare riempie i vostri lucidi calici ogni settimana, permettendo al vostro organismo di essere sempre fluido e terso. Ma soprattutto, figlio mio, ringrazia me, vecchio padre, che ti ha dato la preziosissima opportunità di apprendere un lavoro.”
“Nulla è più importante di questo!”
“Lavoro. Lavoro. Lavoro. Lavoro.”
“Lavoro, Gesù Cristo.”
La mente e il cuore sono pieni delle parole di suo padre.
Potenti. Incisive. Abbaglianti.
Non per questo l’uomo di casa Gesù dimentica i propri impegni e doveri. Accogliere già dalle otto del mattino i primi clienti che si apprestano a ritirare il materiale che ha costruito o riparato per loro. Sperare che siano soddisfatti del lavoro compiuto, soprattutto, che siano presenti nelle loro sacche i denari da consegnare all’artigiano che ha svolto con fatica il compito richiesto. Lavoro e denari sono per il giovane come sale sgretolato con cura su di una fresca orata di mare appena sfornata, carnosa, morbida, profumata, carne bianca come la pelle di sua madre, cotta al punto giusto, lische taglienti e affilate pronte per essere estratte dalla preziosa carne di un pesce meraviglioso che fino al giorno precedente sguazzava beato e senza paura nel profondo delle acque salate del mare più vicino. Pesce e sale sono vita. Gusto. Piacere. Sapore che accresce la brama di affrontare con spirito di iniziativa la giornata.
Nessuno dei clienti ha il cattivo gusto di presentarsi senza denari. Il giovane è rispettato e tenuto in considerazione da tutti i conoscenti della provincia. Sono apprezzate profondamente le sue opere, che come orate di mare sguazzano solide e ben assemblate nelle abitazioni e anche nei ricchi palazzi della provincia e della città.
Le sue mani meravigliose come pennelli baciati dal Genio, si muovono guidate da una sacra presenza esterna. Agiscono con precisione. Mazza, pialla, scalpello e sega, seguono i movimenti come fossero cani fedeli. Il legno, materiale da lavorare, subisce. Mazza e scalpello lavorano in simbiosi affinché sia eliminata dalla piastra di legno l’area superflua. Bisognerà arrivare alla misura giusta. In caso contrario Gesù e sua madre dovranno accontentarsi di un tozzo di pane e qualche bicchiere d’acqua, per cena.
La consegna si avvicina. A Gesù servono ben due ore per avvicinarsi alla misura concordata. Battito dopo battito lo scalpello disintegra, mordendo tenacemente, il legno in eccesso. Prima dell’incessante martellamento l’artigiano ha dovuto sottoporre la piastra di materiale pregiato alle cure della importante e letale sega; la sua, costantemente lucidata e affilata lama, impiega poco per dividere in due parti la tavola. Parti uguali da operare una alla volta. Dopo l’aiuto di sega, martello e scalpello è giunto il momento delle soffici e morbide pialle e piallette. Solo con la loro resistenza e capacità la misura potrà essere precisa all’inverosimile. Una delle due piastre viene poggiata su di un cavalletto, anch’esso in legno, costruito appositamente per questo tipo di lavorazione. Il treppiedi è composto a sua volta da una piccola morsa di ferro battuto nella quale verrà poggiato il pezzo da operare che sarà stretto all’interno di essa, di conseguenza non potrà muoversi.
Rigido e fiero, subisce. Senza la minima reazione. Rigido e fiero come Maria che avverte insistentemente il figlio di non stancarsi troppo, di rilassarsi anche solo un’ora prima di rimettersi al lavoro. Il pranzo è pronto. Il pranzo è pronto e importante! Solo in questo modo si potranno recuperare le energie e i liquidi persi e consumati durante la difficile operazione. Il figlio, purtroppo, sembra essere immune alla tecniche di convincimento della madre. Niente e nessuno può distrarlo dal lavoro iniziato più di quattro ore prima. La sua mente e cuore, con il supporto di nervi tesi e muscoli dilatati, non mollano. L’operazione deve essere terminata entro sera, prima che il sole brillante e cocente si sia nascosto dietro l’orizzonte. I compagni pomeridiani del falegname son tre, ora. Una pialla e due piallette. Servono per limare, rendere liscia e quasi lucida, la superficie interessata. Con cura e pazienza, entro poco, l’ultimo dei millimetri sarà soppresso. La prima fase del lavoro è affidata a lei, la pialla madre, più grande e consistente delle altre due, figlie. L’estremità di ferro tagliente e mortale riesce con sacrificio e costanza ad eliminare molto del legno superfluo, con l’aiuto delle forti e sicure mani del giovane, poco a poco la sua spatola metallica si fa sempre più calda, quasi incandescente. Ferro contro legno, sfregandosi l’uno contro l’altro producono alte temperature di calore. La mano di Gesù diventa sempre più bollente. Ma niente e nessuno potrà fermarlo. Ricorda le parole del padre.
“Fermati a due millimetri esatti dalla misura prestabilita. Incalza, incalza, incalza. Solo quando la tua mano sentirà dolore, potrai controllare la misura. Per ora, incalza, incalza, incalza!”
Il dolore c’è. Lo avverte. La misura, anche. Due millimetri esatti dalla meta. Giunto è, ora, il momento di utilizzare le due figlie di madre pialla! Piallette che veloci e reattive come il vento, appoggiate sulla superficie solida del costoso corpo legnoso, seguono come saette i movimenti decisi e nello stesso tempo delicati delle mani dell’operaio. Rispettano traiettorie ben precise come fossero disegnate da un accurato architetto. Ma cosa più importante, bruciano, disintegrano nel giro di poco, materiale inutile. Millimetri svaniscono sotto forma di polvere, protetti dalle mura della piccola casa- laboratorio. La superficie è pronta.
Come il suo corpo che sarà immolato grazie a qualcosa di più grande e potente del lavoro e di un semplice pasto caldo. Corpo perfetto e faticosamente scolpito da anni di sforzo e sacrificio. Anche la sua, di superficie, di li a poco sarebbe stata pronta. Lavorata con cura e abilità da mano di professionista dell’ordine.

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