CI”LECCA”

Di Andrea Pauletto


Non ho fatto centro. Questa notte, qui, c’ è anche lei; che ha goduto ed io no. Ho toccato un fiume, un fiume; acqua. Che fiume. Una marea. Se l’ avessi raccolta tutta quell’ acqua avrei potuto dissetare mezza Africa. Lei ha goduto. Io no! Ti piace farle godere!? Bravo. E a te ci pensi? Hai pensato anche solo per un momento… al tuo cazzo? Povero Cristo. Sai solo leccare e infilare; certo, le dita; una, due, tre, quattro… bravo. Un bell’ applauso per Ivan. Il donatore di piacere. Colui che regala lingua e dita alla donna egoista, colui che la rende passiva e dominata. Ivan ce ne fossero di persone come te. Sei l’ amore incondizionato, il favore del gentil sesso. Sento gli applausi. Se la gente la fuori mi avesse visto, sarebbe rimasta impietrita. –COME FAI? COME HAI FATTO? COME FAI A DARE E BASTA? PER TE NULLA?! NON VUOI AVERE ANCHE TU QUALCOSA? COME FAI? COME HAI FATTO?- A me piace! Come ho fatto!? Che ne so. Lo faccio. Sono abituato così. Lo faccio e basta. Questione di altruismo. Mi piace baciarla, leccarla, toccarla e sentirla. Stringerla. Ci parlerei anche. Come faccio? Sono bravo. Qui è pieno di egoisti che pensano solo al proprio piacere, a riceverlo, io, invece do. Esaudisco la sua esigenza primaria. Godere! E… la faccio, godere, la stringo, la bacio… la lecco… la faccio… stare… bene. Non voglio altro io. Tutto quello che mi hanno tolto io do. A lei ora, ad un’ altra domani. Mi aspetta tutte le notti, pronta; non parliamo molto, se sì di cose senza alcun senso –COME VA, COME E’ ANDATA OGGI, DOMANI CHE FARAI- Cazzate insomma. La parola non è padrona del nostro tempo. Il Re padrone è solo il corpo, il silenzio è principe e la voglia di starci addosso è Regina. La stringo, la lecco, la bacio, la tocco, mi morde, mi graffia, le tengo la mano come fosse una figlia; sento il calore dei capelli scuri sulle mie spalle. Mi ha morso il collo. Sento dolore, me ne fotto. A lei piace. Anche a me. Lei conduce il tutto per ora. Io passivo… lascio che segua il suo istinto. Mi succhia la pelle come fosse un animale. Tocca continuamente ogni parte del mio corpo con unghie e mani, con il petto, le guance, la lingua. Io immobile come un tronco di pino, duro… diritto. Teso… così da farle sentire il mio corpo nervoso e pronto. Pronto a stringerla e a farle sentire quello che provo. Voglia. Voglia. Voglia… di stenderla su di un pavimento, leccarla dalla nuca fino ai piedi. Lentamente… lentamente anche ascoltarla, sentire il suo respiro. I suoi capelli appoggiati sulle mie spalle. Soffoco… ma che cazzo… la lingua in bocca. Me l’ ha infilata come fosse un chiodo. Giù, sempre più giù in fondo. Sì, in gola. Spinge; è forte… potente. Ci provo ma non riesco a gestirla. Ha proprio una gran voglia. Voglia di… dominare. Di dominare me, la mia lingua per ora. E poi? Cosa mi farà? Io adesso voglio solo riuscire a gestire la sua lingua che mi sta sfondando bocca e gola. Soffoco. C’ è solo la sua nella mia gola. Sento solo la sua lunga, potente ed affamata lingua. La mia non conta più. E’ sparita. La sento sì, ma si è fatta piccola piccola, insignificante, debole. Inutile… inutile io e il mio corpo immobile che non riesce a far nulla se non a subire la sua voglia. Ma il mio corpo ha delle responsabilità. Responsabilità. Non lasciarsi dominare mai, mai. E’ da deboli. Da deboli. Mai mostrare questo lato. Nemmeno in questi casi. Solo per poco. Per poco… farle credere di avere il potere. Solo per poco. Questo basta per scaldarla e lasciare che diventi umida al punto giusto! Ma è difficile ora… non ho mai resistito così a lungo. La sua lingua è forte… proprio forte. Potente, morbida. La mia, niente. Devo però sforzarmi. Reagire. Fare il possibile per risollevarmi da questa situazione, problematica. La sua bocca è spalancata sulla mia; quasi non passa aria. Ci fosse qui il Re avrebbe saputo lui cosa fare. L’ avrebbe morsa sul labbro e poi sul letto, sbattuta come una cagna. Castigata, tutta la notte sotto. Dominata. Ce la devo fare; la devo mettere sotto. Le mie mani sulle sue spalle spingono lentamente; non deve capire che la voglio mettere sotto. Le spalle le accarezzo dolcemente mentre la mia lingua lotta con una ritrovata energia contro la sua. Ah… ora riesco a respirare meglio, la mia bocca è rinata. Mi è bastato mettere le mie mani sulle sue spalle. Accarezzarle, dolcemente, delicatamente, poi stringerle. Come ora. Dai che ce la faccio. Sento il sangue circolare con forza nelle mie… mani. Stringo sempre di più. Lei lo sa. Mi sente. Sente la mia stretta. Anche la sua lingua sa; tentenna in fondo alla mia gola. Sembra… indebolirsi… non è più sicura come prima. Trema addirittura. Il Re, mio signore saprebbe cosa fare ora… sbattere, sul pavimento, no, sul letto, aprire gambe, tenere mani, evitare suo divincolarsi, saltare sopra, entrare e… spingere, con potenza per poi… finire! Io non sono il Re… ora sono Dio, colui che dona piacere… colui che riesce ora, proprio ora a scrollarsi dalla gola la sua lingua, stacco la sua bocca dalla mia… respiro, finalmente aria; non ci speravo più… aria, aria, aria… la mia fronte è incollata alla sua, le vedo gli occhi che fissano i miei, non riesco a capire, mi fissa, le chiedo –COSA C’ E’?- lei… -NIENTE-, sorride… io non capisco, le lecco le guance e la mia mano, le mie dita scivolano lentamente dal suo collo fino giù, passano per il petto, accarezzano la pancia e poi delicatamente le coprono il gioiello che tiene in mezzo alle gambe, le dita, le mie dita entrano facilmente, le si infilano dentro, sciolte, leggere, come fossero ricoperte da burro caldo… meravigliose, meravigliose le sento cosparse dalla sua acqua, bagnate, stanno… stanno come… come in mare… ma protette da questo gioiello umido e caldo… lo amo… la mia mano, le mie dita hanno bisogno di stare qui al coperto ancora per un bel po’… si muovono, dolcemente, lei sente tutto… ad ogni mio movimento trema tutta… ma non le sento la voce, solo respira… ansima, la voce no… non esce, perché? A me piace la voce… -TIRALA FUORI CAZZO- forse le mie dita non si muovono bene… forse la mia mano è debole mi devo impegnare di più, non sono abbastanza deciso. La mia mano è debole. Giro e rigiro con più forza e decisione sperando di non farle male, anche se fosse, giro e rigiro con decisione, la sento, la sua voce sta per uscire, la sento, sta indubbiamente provando piacere… forza, esci! Niente, gode in silenzio, solo il respiro sento. Il respiro e nient’ altro… è chiusa nella sua timidezza… -ESCI CAZZO!- glielo vorrei urlare in faccia. Provo un forte senso di rifiuto. Sono stanco. Non c’ è gioia quasi. Cosa devo fare? Che posso fare di più? Devo sentirla, a che serve la sua bocca? A fare uscire solo inutile fiato? No, dovrebbe vomitarmi addosso musica, note, il suono del suo piacere, la sua… voce… oggi c’ è qualcosa che non va… stanotte è tutta sbagliata. Provo un forte senso di rifiuto. Con la mano libera, la sinistra, le stringo il seno, forte, la sua bocca è spalancata, non urla, il suo seno è stretto, nella mia mano, forse le sto facendo male, mi dispiace, lascio… no… stringo… lascio, che faccio? Stringo, no, lascio… poverina… non voglio farle male… ma… provo un forte senso di rifiuto. Provo un forte senso di rifiuto… dovrei amarla ora… fino a qualche minuto fa mi stavo anche lasciando andare… la stavo amando quasi… ma ora, ora che sto facendo di tutto per sentire la sua voce, la sua voce che… non c’ è… provo un forte senso di rifiuto. Sarebbe meglio fermarsi, chiuderle le gambe e dirsi –BUONA NOTTE, SONO STANCO NON CE LA FACCIO PIU’- Ma io non mollo! -LASCIATI ANDARE, IVAN LASCIATI ANDARE, BUTTA VIA LA VOGLIA DI CONTROLLO E VAI, FATTI PRENDERE E PORTARE VIA DA LEI… CE LA FAI? NO. CHIUDI GLI OCCHI, TOGLI LE DITA E BUTTATI SOPRA… FAI QUALCOSA, FAI QUALCOSA… PRENDITI IN MANO LE PALLE E METTITI SOPRA DI LEI… TOGLI QUELLE CAZZO DI DITA DAL SUO GIOIELLO ED ENTRA, FORZA, FAI QUALCOSA!!- Sono stanco, provo un forte senso di rifiuto, il suo gioiello è bellissimo, lo guardo continuamente, le mie dita sono ormai fuori, all’ aria aperta, lei… è… tutta… aperta, ha gli occhi chiusi, forse non si è accorta che io mi sono fermato e sto qui a guardarla, tutta… la sua bocca è ancora spalancata e le lenzuola sono bagnate, tanto, ma io sono fermo ai piedi del letto… sono stanco e provo un forte senso di rifiuto… la sua voce non è uscita e questo mi ha bloccato! Lei vorrebbe andassi avanti, ma io no, non riesco più ormai; ci fosse qui il Re mi direbbe –VERGOGNA STRONZO- , che posso fare? Ormai è tardi, ho perso il filo, ieri ce l’ ho fatta, oggi no! Oggi no! Questa è una strana notte. Dare piacere ora mi è impossibile, lo vorrei così tanto, intensamente, mi sono impegnato ma niente da fare. Mi sono impegnato, tanto, addirittura in bagno sotto la doccia prima di spogliarla ho anche pregato, mi sono ricordato una delle vecchie preghiere che portavo la domenica in Chiesa qualche anno fa ed ho… pregato! Nostro Signore però non mi ha aiutato. Io volevo fare del bene, farla… godere… come ieri… sentirla. Mi lascio tutto alle spalle. Non ne voglio sapere niente, niente per questa notte. Lascio che la porta di questa calda stanza si chiuda dietro di me. Lascio che anche il silenzio di questa calda stanza svanisca dietro di me.

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